Nel mio lavoro incontro spesso un desiderio ricorrente: capi che possano andare bene per tutto. Un’esigenza comprensibile, tuttavia, ciò che accade di frequente è che si scelgano capi forti o legati alle tendenze. Pezzi affascinanti, certo, ma poco versatili. Più un capo è distintivo, più ristretto sarà il contesto in cui potrà essere utilizzato. La versatilità si costruisce con capi intramontabili, ben tagliati, in colori adeguati e materiali durevoli, che si prestano a più interpretazioni con il semplice cambio di accessori o l’abbinamento a un altro pezzo.
Il carattere come fondamento dell'immagine
Nel suo Dictionnaire historique de l’architecture, Quatremère de Quincy definisce il "carattere" come l’insieme delle qualità che rendono un’opera architettonica riconoscibile e significativa. Parlare di carattere, secondo la sua visione, significa fare riferimento a un’architettura dalle radici classiche, in cui ogni forma era l’espressione visibile di una funzione. In questa prospettiva, una biblioteca doveva apparire come una biblioteca, una chiesa doveva riconoscersi come tale, e persino una prigione doveva comunicare chiaramente la sua destinazione d’uso. Il carattere non era decorazione, ma linguaggio: ogni elemento serviva a comunicare qualcosa. È una visione forse sorpassata, ma utile come base per costruire coerenza. Anche nel guardaroba.
Il guardaroba come progetto